La Materna che Vorrei

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Maggio 12

Qui di seguito potete trovare le relazioni autoprodotte dai genitori partecipanti agli incontri in programma nei mesi di Febbraio e Marzo sui temi di approfondimento del manifesto pedagogco del comune di Milano

gli incontri si svolgono con questo calendario, condotti dai relatori indicati:

1 - I BAMBINI COME BENE DI TUTTI E RESPONSABILITA’ DI TUTTI   
prof. FULVIO  SCAPARRO
13  FEBBRAIO

2 - LA DIMENSIONE PUBBLICA E PRIVATA DEI SERVIZI   
don VIRGINIO COLMEGNA
prof. SUSANNA MANTOVANI
15  FEBBRAIO


3 - BAMBINI COMUNQUE   
prof.  MILENA SANTERINI
dott.sa IDA FINZI
28 FEBBRAIO

4 - BAMBINI CON DISABILITA’/DIFFICOLTA’   
dott.sa EMANUELA MAGGIONI
dott. ATTILIO SILIPO  
7 MARZO

5 - LA FAMIGLIA PROTAGONISTA   
prof. SUSANNA MANTOVANI
prof. PIERCESARE RIVOLTELLA    
14 MARZO

6 - LA PROFESSIONALITA’   
dott.sa IDA FINZI
prof PIERCESARE RIVOLTELLA
13 MARZO
 

I resoconti che leggete qui sotto sono il frutto degli appunti presi dai genitori durante gli incontri e rielaborati per la loro rapida pubblicazione.

Buona lettura

 



Bambini comunque

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prof.  MILENA SANTERINI
dott.sa IDA FINZI

 

L'incontro si è aperto con la presentazione del dott. Luigi Draisci della direzione centrale educativa, il quale si è complimentato con le educatrici per l'ottimo lavoro svolto tanto quotidianamente quanto all'interno del progetto MAGGIO'12.

 

prima parte : IDA FINZI

La dottoressa Finzi ha lavorato per 30 anni per l'ASL e si occupa da oltre 10 anni, all'interno della Onlus Crinali, di stranieri e donne migranti mediatrici linguistiche e culturali dedicate all'accoglienza di stranieri all'interno delle strutture sanitarie ed educative (consultori, ospedali).

 

Bambini comunque inizialmente il progetto prendeva in considerazione i bambini comunque sia di stranieri che affetti da disabilità. Si è fortemente voluto diversificare gli incontri perché relativi a tematiche molto differenti, com'è ovvio immaginare.

 

Riflessioni

è necessario creare dei momenti di incontro fra le diverse culture e questo è reso possibile attraverso progetti che coinvolgano l'esperienza  e la creatività degli educatori

bisogna altresì essere consapevoli dei propri limiti perché, per quanto ci sia la necessità di avere dei riferimenti generali condivisi, non è pur sempre vero che 'i nostri' riferimenti siano così semplici da essere condivisi dalla diversa cultura né tantomeno siano i più giusti.

Occorre definire gli strumenti indispensabili per una buona accoglienza in relazione a diversi fattori infatti ogni scuola ha una propria diversa realtà legata al bacino di utenza alle risorse logistiche e umane.

 

È diventato strettamente necessario avere un bagaglio culturale di supporto.

Negli anni le educatrici hanno inventato metodi di accoglienza utili e validi ma tutti diversi, applicati alle diverse situazioni è si rende quindi  necessaria una BANCA DATI comune, non si può sempre ricominciare dal principio procedendo a tentativi perché questo toglie del tempo prezioso al progetto educativo, ci vogliono delle basi consolidate per una buona accoglienza: Le esperienze positive devono diventare le linee guida, l'esperienza non deve  andare persa.

 

Il tema della INTEGRAZIONE è molto ampio, ha diverse sfaccettature sicuramente per ognuno di noi ha una definizione diversa e di conseguenza anche un diverso approccio.

 

Bisogna pensare come sia utile muoversi e bisogna rendersi conto che lo straniero ci impreziosisce perché ci fa conoscere i nostri limiti ci fa mettere in discussione.

 

ALCUNE RIFLESSIONI IMPORTANTI:

 

far nascere un bambino in un paese straniero è estremamente difficile ed è un'avventura.

 

Estremamente difficile perché:

Quando un bambino nasce ha bisogno di una culla fisica, una culla psichica e una culla culturale. La culla culturale è di difficile costruzione, spesso manca la famiglia di origine e manca la compresenza genitoriale (nonni).

La mancanza della culla culturale rende le madri insicure e infelici.

 

Noi crediamo di avere un modo universale di rapportarci al bambino ma universale non è.

 

I genitori migranti sono spesso isolati e le loro competenze genitoriali sono rese fragili dalla migrazione

 

Affidare il bambino al mondo di accoglienza rende straniero il figlio ai propri genitoriale

 

i bambini diventeranno linguisticamente più compenti dei genitori.

Tutti hanno bisogno di riconoscere le proprie radici ma la distanza dal proprio Paese d'origine lo rende difficile

 

E una avventura perché:

la migrazione richiede un grande coraggio, i bambini sono pionieri in un mondo nuovo, i cambiamenti sono veloci e noi dobbiamo adeguarci

l'inserimento al nido e alla scuola materna è una occasione da non perdere per un contatto emotivamente importante affidare un bambino ad altri e non essere a proprio agio nel comunicare con gli educatori crea ansia e disagio.

Le riflessioni svolte in passato sull'accoglienza e l'inserimento devono essere ripensate in funzione delle famiglie e dei bambini stranieri.

In questo la scuola deve essere un buon PASSEUR un accompagnatore nella nuova vita della famiglia e del bambino immigrato.

 

Perché un incontro con le famiglie sia UN BUON INCONTRO

è necessario:

·         comprendere la lingua (magari avvalendosi di un mediatore linguistico)

·         condividere la conoscenza del bambino

·         costruire fiducia

·         condividere e confrontare le modalità educative

 

dobbiamo pensare che i bambini migrano quotidianamente da una casa dove si parla si mangia ci si veste diversamente alla scuola e questa migrazione deve essere sostenuta e resa il più armonioso possibile i bambini devono sentire una doppia appartenenza.

 

Bisogna favorire il racconto di mondi diversi, incoraggiare il bilinguismo perché spesso questi bambini sono monolingue sottrattivi cioè conoscono solo l'italiano (insegnatogli dai genitori che non lo parlano bene) e non hanno padronanza né della lingua madre né della lingua del Paese.

 

Quali sono gli strumenti necessari?

Incoraggiamento all'apprendimento della lingua italiana da parte delle mamme, durante l'orario in cui i bambini sono a scuola.

Il decentramento culturale ovvero occorre mettersi in discussione.

 

Come si sono trasformati i nidi e le scuole

 

Nidi : 2658 stranieri

Infanzia: 5166 stranieri

diversi Paesi di provenienza: 191

distribuzione disomogenea

presenza di italostranieri

 

Che i bambini sono tutti uguali non vuol dire che i bambini non debbano avere una storia e una cultura, le differenze fra i bambini sono tante

-         età

-         sesso

-         personalità

-         livello sociale

-         di apprendimento (bambini visivi / auditivi)

-         stile cognitivo

-         introversi /estroversi

 

la differenza etnica è solo una delle componenti

 

ci si trova di fronte a due approcci

ZERO CULTURA in cui si negano tutte le differenze 'i bambini sono tutti uguali'

TUTTO CULTURA in cui tutto viene attribuito alla diversa cultura (soprattutto le difficoltà e gli insuccessi)

 

La virtù sta nel mezzo, non possiamo attribuire al singolo bambino le caratteristiche del gruppo di appartenenza tanto più che questi bambini sono, come i nostri, vittime dei consumi dei media e della caduta di autorità (non c'è più il timore per la scuola).

 

La chiave del successo sta nella empatia e nell'ascolto: noi siamo gli altri; l'educazione al rispetto alla convivenza pacifica, all'ascolto dell'altro che comincia già nell'infanzia.

 

Interventi:

Educatrice: vengo da 10 anni di esperienza di scuola con stranieri e mi ritrovo in una  scuola dove gli italiani non portano più i propri figli perché sanno che c'è una percentuale elevata di utenza straniera, mi trovo spesso a spiegare nei modi più disparati possibili che l'Integrazione è una risorsa che lo straniero è arricchimento perché vostro figlio si troverà ad avere a che fare con un medico un collega un superiore, un amico straniero... è questo il futuro bisogna relazionarsi da adesso.

 

Genitore:nel nostro polo non vi sono quasi bambini stranieri ma in quanto facente parte dell'Associazione Arcobaleno (genitori omosessuali) che conta 160 iscritti con 60 bambini mi piacerebbe che il tema dell'accoglienza fosse esteso anche ai nostri bambini che sono bambini comunque sarebbe bello che il tema dei bambini con famiglie come le nostre fosse affrontato anche con l'ausilio di libri e di supporti che le nostre famiglie saranno liete di fornire.

 

 

 

Bambini con disabilità/difficoltà

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dott.sa EMANUELA MAGGIONI
dott. ATTILIO SILIPO  


Introduzione Carli: Maggio 12 rifondare l'impianto educativo degli asili e materne del Comune di Milano. Stiamo cercando di recuperare quello che succedeva 10 anni fa, in termini di pedagogia e dialogo. Ma nel frattempo le cose sono cambiate nel contesto in cui lavoriamo, se fossimo in un testo terremmo conto degli interpreti ma anche del contesto. Questi incontri sono di alta formazione tenuti da persone altamente preparate. Oggi sono  presenti 230 rappresentanti dei servizi più nidi e cooperative e genitori, anche rappresentanti delle scuole materne cattoliche, tutto per consegnare alla città una nuova veduta educativa alla città stessa. Le riflessioni raccolte stasera e nei consigli di scuola verranno riunite per formare un manifesto pedagogico che verrà poi distribuito l'11 maggio. E' una scommessa importante, noi e voi. L'amministrazione siamo noi insieme, il Comune siamo noi. C'è un momento di crisi, di difficoltà ma è
da questi tempi che si deciderà il futuro delle nostre scuole.
L'insegnante di sostegno è di sostegno per il gruppo dove è inserito il bambino, e non solo per il bambino stesso. Anche in questo ambito vanno rivisti i ruoli, educatore e genitore, per dare continuità tra casa e scuola ma anche vice versa. Il bambino disabile è comunque un bambino che ha bisogno di essere soccorso nelle sue mancanze, ma è sempre un bambino, ed è un bene di tutti. I bambini disabili sono anche una ricchezza perché creano una sensibilità maggiore. 

Silipo: Il testo nelle diapositive è un testo scritto e condiviso con la dott.ssa Maggioni psichiatra infantile. Abbiamo messo insieme competenze tecniche e professionale.  Qualche dato. A livello nazionale alunni sono più di 204.000 da zero a diciannove anni. Aumento dei bambini disabili nell'arco degli anni. Dal
2009 c'è stato un aumento dei bambini con disabilita del 45/50%. I bambini normodotati nello stesso periodo sono aumentati solo del due per cento.  C'è stato un aumento esponenziale dei bambini con disabilità certificate. Questo perché il riconoscimento delle disabilità viene fatto in maniera più precoce ed i bambini sono più scolarizzati, sia alla materna che ai nidi. Ogni cento bambini 1,4.% è disabile con certificazione. La percentuale raddoppia nella scuola primaria.  Nel 2006 è uscito il decreto 185 che ha imposto la certificazione così come noi la conosciamo. Prima era il singolo servizio o il singolo professionista che doveva certificare la disabilità. Il decreto era stato fatto per bloccare la crescita delle certificazioni, perché bisogna passare da una commissione medica che accerta le varie situazioni. Questo
decreto non ha avuto altro effetto che quello di imporre una maggiore difficoltà e lunghezza nello svolgimento delle pratiche. Milano ha una lunga esperienza di gestione del integrazione del bambino disabile

numeri dei disabili inseriti nelle scuole comunali di Milano nell’anno scolastico 2006-2007 fino al 2011-2012.

NIDI: 45 bambini

Numero rapporto educatori/bambini 1,10 fino a 1,40

INFANZIA: 343 ad inizio d’anno diventati 383 a fine anno

Numero rapporto educatori/bambini 1,42 fino a 1,85

La media nazionale e più alta arriva al due e più.  Nel 2008 e  2010 c'è stata un'indagine sperimentale per capire che tipo di bambino disabile frequenta le nostre scuole sulla base delle certificazioni. Il 43 hanno disabilità gravi  53 e medio grave e 4 per cento lieve. Nei nidi 60 per cento grave e 34 per cento meno grave 65 sichiche  24 fisiche 5 sensoriali il resto più patologie insieme. Nella certificazione vengono richiesti più tipi di ostegno il 90 per cento chiede sostegno didattico  trenta per cento sostegno di base.

Maggioni:  Due parole per spiegare quello che faccio. Sono neuropsichiatra e fisica tra per bambini con disabilita gravi e per bambini che non possiedono la parola.  Come dare voce ai bambini? Al centro deve esserci il bambino. E già difficile dare al bambino delle autonomie ma alcune volte non e
possibile perché il bambino non può accedere ad alcuna scelta. Ogni bambino hai  Diritto di esprimersi e condizionare la ambiente e non solo di essere condizionato. Abbiamo delle leggi, che vogliono dire dei diritti, ci sono dei diritti che non sono espressi da delle leggi, ma comunque ci sono delle tutele.
Ma lo scopo finale e quello di entrare nel mondo di tutti, inclusione sociale. No. Ci e inclusione se non si partecipa.  Noi funzioniamo nel momento in cui condividiamo socialmente quello che sappiamo fare. L autostima esiste solo nel momento in cui ioni confronto con gli altri. Tutto a senso se può partecipare
ad. Una vita, evitare processi di esclusione e di ghettizzazione . Agire sul mondo con le potenzialità che si hanno. OMS 2001 condizioni di salute, non possiamo separare fattori ambientali e fattori personali. Io vivo con un emozione diversa il mio problema fino al momento che questo non mi impedisce di
fare ciò che voglio. Ogni bambino ha delle abilita ma anche delle barriere. Bisogna parlarne per poterle abbattere, ci sono anche delle barriere che stanno nell'ambiente, alcune sono politiche, poche risorse, possono anche essere di attitudine, di conoscenza e di abilita. Bisogna sempre di più conoscere ad
avere delle competenze specifiche. Quello che bastava venti anni fa non basta più oggi. Le abilita devono essere riconosciute e rispettate. Non è vero che tutti possono fare tutto, ma tutti possiamo condividere quello che ogni singolo sa fare e condividerlo ed insegnarlo. Chi non avrà non ha le stesse possibilità
di comunicazioni degli altri. Ci sono metodi diversi di comunicazione ma sono più lenti e prevedono anche persone in grado di comprendere. Partecipare deve significare, partecipare con i propri strumenti, quindi non parliamo di bambino incluso , integrato, ma dobbiamo care un ambiente, un sistema inclusivo.  Il computer ad esempio può esse un ottimo strumento di comunicazione per bambini i
con difficoltà di comunicazione. Ma serve anch'egli altri. Non conti usare a pensare di inserimento di bambini disabile ma un sistema che sia di per se inclusivo di bambini disabili. Bisogna sempre comunque ragionare sugli strumenti che ogni singolo bambino disabile ha per poterli sfruttare ed utilizzare. Riuscire a trovare il meglio ed il più appropriato per ogni bambino.  La cura della condizione di salute dei bambini deve essere per forza inserita in una rete di servizi che sappiamo che non funziona bene. 
Non tutti i bambini sono seguiti da una uompia. Se mancano le risorse pero tutto viene a cadere, bisogna lottare per avere, lavorare per avere, ma intanto fare, no bisogna arrendersi ed usare le poche
risorse come scusa. Di solito non ci si arrende. Ma anche quando le risorse ci sono no bastano se non ci e conoscenza, organizzazione e verifica. Ci piace che il bambino acquisti una competenza, ma deve essere una competenza che può essere utilizzata anche nella famiglia, perché senno crea solo frustrazione. bisogna fare delle belle cose, ma devono anche cambiare la vita del bambino, senno no servono a niente. Il fallimento e un fallimento di tutti, non di uno solo.

Silipo: Questioni sollevate dalle persone che hanno scritto sul sito, sono tante, tra cui continuità educativa, personale di sostegno, proposta educativa povera, bambini non certificati, anno di saldatura, collaborazione con i servizi territoriali, continuità educativa casa scuola., collaborazione con la famiglia.
Ci sono varie tipologia, a parte i bimbi con la certificazione, ci sono quella accompagnati solo da una certificato di un singolo medico, ma anche bambini con difficoltà  o peggio bimbi le cui famigli non riconoscono la difficoltà o la disabilita. Questi ultime tipologie si aggirano intorno al 15 -20% quindi numeri enormi. Ci sono pero anche cose che funzionano bene. Abbiamo delle leggi sufficientemente buone, che ciò invidiamo in tutta Europa, come la 104, che e una legge buona, poi magari  applicata male,ad esempio. L'inclusione sociale che abbiamo in Italia e eccezionale perché nel resto del mondo e di Europa esistono ancora le classi sociali. Milano. Aspetti positivi ci sono delle procedure abbastanza codificate e che funzionano. Presenza di un modello di PEI formalizzato e unico per tutti i servizi (piano educativo individualizzato). Innovazione assistenza educativa domiciliare in caso di
assenza prolungata del bambino da scuola. Qualità dell'azione educativa.Continuità della azione educativa tra scuola famiglia e servivi. La rete paga, esiste una collaborazione forte, e un elementi di per se importante per la inclusione del bambino nell'ambiente. Se manca questo elemento . Atro elemento di attenzione e maggiore partecipazione della famiglia e dei servizi all'elaborazione del PEI . Progetto di vita e nella legge 328 del 2000 art 14 , e un riferimento principi di costruzione di un progetto di vita. Non si e pero prodotto in alcuno o pochi risultati. Continuità educativa tra scuola dell'infanzie scuola primaria, ci e molto da fare.
Appalto con i servizi socio sanitari. In realtà i servizi socio sanitari hanno una grande impronta perché il numero delle certificazioni cambia la gestione delle risorse umane ed economiche.  Il rapporto con le uompia ancora non è al meglio.   
Nell'immaginario collettivo il rapporto numerico è di un
educatore di sostegno per un bambino disabile. L'educatore di  sostegno non è l'educatore per il bambino, ma la figura assegnata a quella scuola e quella classe e non al singolo bambino. Altra considerazione, il sostegno esiste per 30/35 ore settimanali nelle scuole comunali rispetto alla scuola di stato che ne ha da solo 10 a 12. 
Se ragioniamo in termine di opportunità da offrire, l'educatore di sostegno deve essere un mediatore che costruisce un rapporto con tutta la classe, insieme alla classe, se l'educatore di sostegno del bambino fa altro, vuol dire che c'è qualcuno che comunque sta a fianco del bambino disabile. Deve dare al bambino gli elementi di partecipazione educativa con il resto della classe, non si partecipa nell'aula di sostegno.

Genitore: io dissento da tale affermazione. L’educatore di sostegno ha ragione di esistere solo in presenza di una certificazione di handicap. L’educatore ha funzione di mediatore nelle relazione e nelle dinamiche che entrano in gioco nel gruppo classe che accoglie il bambino disabile. L’educatore non può essere usato/impiegato per altri scopi diversi dai ruoli che gli competono. E’ necessario garantire la copertura richiesta delle ore di sostegno soprattutto nei casi di handicap grave.

Educatrice: bambini disabili hanno un insegnante di sostegno. Nel nostro caso, ne abbiamo due e l'educatrice di sostegno e sempre con quello più grave. Il grande dramma e quello dei bambini in difficoltà che non sono e non saranno mai certificati. Il bambino preso singolarmente non ha niente, ma nell'ambito della classe si generano dei problemi enormi.  Noi ci sentiamo un po' sole, le uniche che ci danno sostegno sono le nostre P.O. Che pero quotidianamente non possono fornire sostegno.


Altra educatrice. Inclusione bellissima parola, il PEI e uno strumento molto utile, ma la comunicazione tra famiglia e scuola deve migliorare. Molti non sanno che esiste il PEI. Bisogna anche dare il tempo di redigere il PEI. Educare e fornire competenze a tutte le educatrici e non solo a quelle di sostegno.


Altra educatrice: educatrice di sostegno delle cooperative sono persone splendide, ma non hanno competenza

Educatrice: Anche gli educatori di sezione sono responsabili del bambino disabile. In alcune situazioni si fa fatica ad includere il bambino.Percorso del bambino, discorso pedagogico che prevede la crescita del
bambino. Certificazione. Per alcuni genitori accettare la difficoltà del proprio bambino è difficile. Ci orrebbe in mezzo una consulenza alle famiglie.


Bordogna - Si sente la responsabilità che abbiamo. Abbiamo problemi di tempo, di risorse, di possibilità di bilancio. Investire e non negare il problema, serve a debellarlo e aggredirlo. Investire sul bambino vuol dire investire sulla città va detto a tutti e portato a conoscenza di tutta la città . Ci sono cose ineludibili come la formazione e aggiornamento.

Mamma con bimbo disabile. Lei ha una insegnante di sostegno, per la sua bimba disabile di 5 anni, ma è come se ne avesse 3 o anche meno. E' seguita dalla UOMPIA ma anche privatamente. Quando la vede andare a scuola felice e vede il buon lavoro svolto, è una mamma davvero contenta. Spesso sono i genitori che dovrebbero aiutare gli educatori.

Educatrice nido: bimbi che arrivano a 4 mesi e non si capisce bene, siccome sono troppo piccoli. A meno che la disabilità non sia davvero grave, si perde del tempo prezioso, gli anni del nido e spesso anche quelli della materna si osserva e basta senza fare nulla.

Genitore di un bimbo disabile: Il bimbo è sempre stato seguito da educatori di sostegno. Il PEI è formalizzato, ma io questo documento non lo ha mai visto e nemmeno formalizzato e redatto con gli educatori (lei è anche un'educatrice di sostegno). Continuità nell'educatore di sostegno negli anni.
Istituire un fondo di riserva.

Educatrice di cooperativa: anche per noi questi incontri sono un'opportunità importante. Mediazione culturale manca, difficoltà nel portare avanti il percorso di un bambino disabile e magari anche con difficoltà a capire l'italiano perché ha genitori stranieri. Loro di formazione ne fanno tantissima, anzi, sono obbligati a farla. Facciamo anche da supervisori.
Cantoni: Raccogliere commenti critici. Progetto dei bambini pensati nella scuola.

PO: vuole rispondere ai due genitori. Sul PEI si lavora, vengono fatti dei monitoraggi. Difficoltà sulla pedagogia. Stiamo collaborando con i servizi. Non c'è nessuno specialista che abbia una ricetta universale, ma tutti insieme dobbiamo collaborare. Dobbiamo dare sostegno alle educatrici.

 

 

 

Dimensione Pubblica e Privata dei Servizi

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Relatori: Don Colmegna, Prof. Mantovani

Introduzione del Dr.Carli: a queste presentazioni seguirà la redazione di un documento che sarà presentato nelle giornate conclusive del maggio 2012,  in quelle giornate sarà organizzata anche una lectio magistralis su uno dei temi sin'ora trattati o su un tema nuovo, nella mattinata dell'11 maggio saranno presenti i ministri: - Griffi per la Funzione Pubblica e Profumo per la Pubblica Istruzione. Lo spirito dell'amministrazione è quello di fare come i salmoni che nuotano verso le loro origini e quindi di ritornare a quando i servizi dell'infanzia prevedevano maggior confronto con le educatrici e le famiglie. Citando quanto detto da Bordogna all'incontro precedente, in Maggio 2012 il percorso che si sta attuando è importante quanto il risultato atteso.

Intervento di Don Colmegna:  all'inizio come lui stesso ha precisato ha esposto la sintesi di tutti i documenti pervenuti sull'argomento da parte delle PO e educatrici di alcuni Poli, che sono pubblicati sul sito del Comune di Milano, sezione Maggio 2012 (nella parte relativa a dimensione pubb. e priv. dei s.). La riflessione esposta da don Colmegna in merito è che bisogna vigilare affinché il servizio rimanga come è tutt'ora a maggioranza pubblica e che non si permetta che per cause legate al restringimento delle risorse, per il patto di stabilità, si ricorra in modo emergenziale al supporto dei privati, tale supporto va bene se programmato, verificato e sottoposto a controlli da parte della componente pubblica. Temi trattati: la scuola abitata, le strategie di cittadinanza, l'ambito partecipato, la governance pubblica dei servizi, l'ascolto, l'analisi del contesto prima di prendere decisioni.

Intervento prof.ssa Mantovani: il significato di questi incontri è l'ascolto delle parti coinvolte e far circolare le idee la cui effettiva  realizzazione è responsabilità esclusiva dell'Amministrazione. Una prima possibile interpretazione del titolo della serata è quella di considerare l'ingresso al nido/materna delle famiglie come un portare la loro sfera intima in una dimensione pubblica (una specie di debutto in società sia x i bambini che x le famiglie che iniziano a confrontarsi con le educatrici su ciò che riguarda il loro bambino). Sul concetto di servizio pubblico ha invitato a riflettere sul fatto che in Italia si dia x scontato che quasi tutti i bambini trovino posto nella scuola dell'infanzia mentre all'estero non è così. Da qui la considerazione che con gli attuali vincoli di bilancio imposti dal governo centrale, il Comune di Milano non può continuare ad offrire un servizio in maniera accentrata ma deve aprirsi al privato. Bisogna partire da standard non minimi, criterio che comporta un appiattimento verso il basso delle caratteristiche del servizio,  ma essenziali, fissati i quali ogni unità educativa deve avere una propria specificità, es. le scuole a metodo che non sono pubbliche ma costituiscono un vanto per Milano. Aprirsi al privato senza vederli come dei nemici o una minaccia, ma cercando di fare propri gli aspetti positivi di una diversa organizzazione. Ha citato Loris Malaguzzi (l'inventore di reggio children), la declinazione della dicotomia Pubblico/Privato nelle sue diverse declinazioni: quella esistenziale (pubblicità dell'esperienza asilo), quella "organizzativa" (servizio pubblico locale/statale e universalità dell'offerta nel nostro paese - o meglio nel centro nord del nostro paese), quella "evolutiva", con le nuove sfide derivanti dall'incontro coi nuovi soggetti (leggi immigrati), quella "partecipativa" con l'ascolto, la negoziazione e la responsabilità delle scelte, quella dei nuovi attori (privato sociale, scuole a metodo, privato-privato).

Intervento del Dott.Bordogna: l'amministrazione intende attraverso il percorso Maggio 2012 far circolare le idee raccogliere materiale/proposte su cui lavorare per poi trovare delle soluzioni migliorative del servizio. In ogni caso non si garantisce che tutte le idee potranno essere realizzate sempre a causa dei famosi vincoli di bilancio. Informa che proprio oggi l'assessore è a Roma per riuscire ad avere il riconoscimento delle condizioni che consentano al comune di dare le risposte attese. Bisognerà dare una soluzione al problema dei percorsi formativi degli educatori e alle consulenze richieste anche dalle famiglie.

Gli interventi:

- educatori e PO: hanno fatto rilevare come nella medesima scuola ci siano differenze di ruoli e di retribuzioni tra pubblico e privato, i dipendenti delle cooperative lavorano un'ora in più al giorno e sono retribuiti di meno e questo determina in loro un sentirsi lavoratori di serie B, gli educatori dipendenti della cooperativa intervenuti sostengono che la loro elevata competenza teorica derivante dalla  laurea e percorsi post-laurea non viene adeguatamente messa a frutto nelle scuole. Altri interventi hanno espresso il proprio plauso per l'apertura che l'amministrazione ha fatto nei confronti dei genitori dei nidi, laddove solo negli ultimi tempi possono essere presenti nei Consigli di Polo e nelle commissioni mensa,

- genitori: in questi anni si è utilizzato il privato a mò di tappabuchi si chiede pertanto maggiore progettualità nel ricorso alle cooperative, si chiede maggiore considerazione per i Consigli di Polo (vedasi ultime convocazioni x questi incontri indirizzate solo alle PO), maggiore utilizzo della collaborazione delle famiglie, es. orti, insegnamento lingua straniera, educazione alimentare, semplificazione delle procedure di donazioni delle aziende private a favore dei servizi dell'infanzia.

 

I bambini come bene di tutti e responsabilità di tutti

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Relatore: Prof.Fulvio Scaparro

 

Introduzione del Dott.Carli: nove incontri già fatti con il personale che ci hanno permesso di identificare i bisogni dei servizi e delle famiglie. Oggi il primo incontro tematico. Sei incontri, forse ne verrà aggiunto un settimo da confermare. Il Manifesto pedagogico è una provocazione. Il compito di oggi è di condivisione tramite gli interventi di tutti e di riportare nel primo collegio, e o stasera o nei prossimi giorni,fare avere una comunicazione dove dovrà emergere un gruppo di lavoro che farà da ponte tra le famiglie, gli educatori ed il prof Scaparro per fare delle slide da dare l' 11 maggio che sarà la data di chiusura.  Alla luce delle poche novità che speriamo diventino tante, una novità è che stiamo lavorando per aggiornare la Carta dei Servizi, che deve essere uno strumento di lavoro ma anche di aiuto per le famiglie. Partirà un gruppo di lavoro sulla Carta dei Servizi a cui farà parte anche una rappresentanza dei genitori tramite una lettera inviata ai genitori per adeguare la Carta dei Servizi rispetto alle nuove problematiche attuali. Il percorso che stiamo facendo e importante come il risultato. 

Prof.Scaparro
Inizia con una espressione di Danilo Dolci che dice “ciascuno cresce solo se e sognato”. Solo dalla buona qualità della collaborazione si può avere dei buoni risultati, comunicando. Il nostro intervento sarà migliore se si lavora insieme per avere una riduzione dei conflitti e protezione dei più deboli, e dare il meglio umanamente ed eticamente, come se ci trovassimo nelle stesse circostanze, ecologia mentale.  Noi non insegniamo passioni, è la nostra passione che può aiutare i bambini a scoprire le proprie passioni ed i propri talenti, ma se la passione non c'è e'difficile  trasferirla. Ma anche i programmi vanno portati avanti, per non deludere. Meglio magari tenersi bassi ma fare in modo che i sogni si possano realizzare. Non perdona chi ci ha fatto sognare e poi ci ha deluso. Tutti i bambini sono di tutti noi, malgrado tutte le difficoltà. Anche noi adulti come i bambini abbiamo bisogno di vivere i sogni e gli ideali e lasciare un segno di fertilità. I bambini non hanno bisogno di un adulto qualsiasi, ma di esempi di coraggio, di passione e di ideali. Torniamo ai fondamentali, back to basics. Da dove dobbiamo quindi ripartire? Dai bisogni primari dei bambini presenti a Milano, a qualsiasi titolo.  I sogni non sono desideri e mettere tutto in uno stesso calderone non sembra una buona idea, può creare confusione.  Ma segnala una scala gerarchica dei bisogni a parte quelli fisiologici.  Non c'è il bisogno di andare a scuola, sono bisogni senza i quali c'è una profonda sofferenza.  I bisogni sono l'impalcatura fisiologica di ogni essere, mentre i desideri  sono illimitati e sono psicologici e non fisiologici, non legati alla sopravvivenza. Un ricordo: l'insegnante disegnò sulla lavagna una specie di castello visto dall'alto e disse che questo castello non poteva stare in piedi senza soddisfare i bisogno necessari: l'esterno rappresenta il bello e piacevole, in  mezzo l'utile, nel centro l'indispensabile.   Non bisogna rinunciare a nessuna delle tre aree per avere una vita armoniosa, ma tutto dipende da quello che esiste nella roccaforte,nel centro. L'ultima cerchia e' sacrificabile. Non quella centrale. Anche la legge ci obbliga a proteggere l'infanzia, non solo la Costituzione, e nel 1991 la Convenzione internazionale dei diritti dell'infanzia ONU diventa legge la 176 del nostro stato, il 27 maggio. Ogni 20 novembre ne festeggiamo la sua applicazione,ma ancora non e' stata tradotta ed e' pochissimo conosciuta. Questa legge e' stata siglata da molti più stati di quelli che aderiscono all'ONU.
Accogliente, accudente e promotore di autonomia, questo e'quello di cui ha bisogno l'infanzia ed anche per gli adulti.  Buona accoglienza - quale che sia la nostra età, accettato nel completo rispetto e ascolto , accudimento  - guida, attenzione, esempio, il terzo è la promozione delle capacita e valorizzazione dello sviluppo. Ciascuna di questa fasi è preparatoria ed indispensabile all'altra.
Tutti questi tre aspetti sono riuniti nella parola amore. Se non rispettiamo queste tre fasi, li mettiamo all'abbandono, nelle mani di chiunque,del primo che passa. Res Nullius.  Standard minimi ambienti vitali e persone innamorate della vita devono essere messi a disposizione dei bambini.
1 Sopravvivere 2 vivere 3 riprodursi (ci rende fertili relazioni non solo con persine fisiche ma con un intero ambiente di vita, di storia e di cultura, questo assicura fertilità).  Genitori e famiglie non possono farcela da soli a soddisfare  i bisogno dei bambini, ma servono anche la scuola e le pubbliche amministrazioni. Responsabilità genitoriali: sia del corpo e la vita, curare la salute,   sviluppo fisico, attitudini sane, atmosfera di pace e di giustizia, sviluppo intellettuale, sicurezza e sviluppo affettivo. Non riguarda soltanto la famiglia.
A collettività non sta a guardare. Questi incontri che noi facciamo dovrebbe diventare una pratica comune per condividere tutti questi aspetti.


Dott. Bordogna. In Africa dicono per tirare su un bambino serve un villaggio.


Interventi del pubblico

Polo 24 mamma: abbiamo rilevato anche come genitori, il problema della comunicazione, noi come famiglie sentiamo la necessità di una comunicazione migliore con le strutture e non con gli educatori che si dimostrano sempre molto comunicativi e presenti, il problema e la burocrazia della struttura senza essere eccessivi ed invadenti. Noi lasciamo alla scuola quello che di più prezioso abbiamo, i nostri figli.

Papà . Tante domande. Ok per la comunicazione. Se noi ci poniamo a vari livelli, con punti di vista diversi. Mi domando se sia possibile erudire i genitori, in questi termini per non lasciare i bambini in terra di nessuno.

Scaparro risponde. La parte di contatto con la struttura non e' semplice in una città come Milano. Il bambino non e' solo della famiglia. Se non c'è comunicazione, non c'e contatto. Purtroppo la burocrazia tende alla fissità. Noi stiamo tentando di dare un volto umano alla struttura per darle un volto umano per prendere decisioni condivise. Una buona struttura non fa promesse, ma realizza dei progetti. Il punto di vista dei bambini. Non si parla ai bambini di queste cose, ma ai genitori sì. Ma il loro punto di vista va rispettato, ma e' difficile da comprendere, possiamo immaginare di conoscerlo. I bambini di oggi sono diversi, non più intelligenti. Sono più digitalizzati, ma magari se portati nei luoghi della nostra infanzia si spaventerebbero. Loro pensano ad una città con pochi alberi e pochi prati nei loro disegni. Perché questa e' la realtà che conoscono e che vivono.


Educatrice:  consapevolezza che ci debba essere una rete di comunicazione pensante, tra tutti gli adulti. Una volta si facevano i corsi di aggiornamento o con i genitori, che ti obbligavano a pensare. Venivano fatti da psicopedagogisti. Manca a scuola quando si fanno i collegi non si parla della classe e dei singoli problemi. Si parla di tutt'altro.

Scaparro. Ma nelle famiglie, tutti si occupano dei bambini? Il clima familiare com'e? Il clima in casa influisce tantissimo sulla vita dei bambini, che poi portano fuori. Il discorso della formazione e uno degli obiettivi che verrà ripreso.

Mamma  - struttura . Nelle riunioni gli argomenti sono sempre gli stessi, le DOA , gli orari. L'amministrazione/struttura dovrebbe togliere noi da questi problemi  e darci fiducia, che in questi anni manca. Ridefinire i ruoli, quello che spetta alla struttura e quello che spetta ai genitori per poter affrontare i problemi dei bambini.

Carli. Non abbiamo in mano le soluzioni. Il messaggio di maggio 2012, tra le nostre priorità ci sono proprio gli argomenti trattati ora, come responsabilità, gli aggiornamenti, l'educazione, la valenza educativa dei propri servizi ed anche il valore dei genitori. La passione non si insegna. Togliamo gli elementi di iniziale bisogno per alzare il livello di comunicazione. Dobbiamo soddisfare i bisogni primari, per insistere sulla passione che ci accomuna. Stamattina il vice sindaco ha detto, che non si taglia, ma bisogna investire sulla formazione.

Genitore. Fare meglio. Aprire su scenari più ampi. Abbiamo ascoltato un bel sogno, sperimentarlo attraverso i nostri bambini. Il percorso formativo va senz'altro ripreso, ma deve anche rispettare la nuova fotografia della scuola. E' vero che vogliamo essere parte della scuola. Ci sono i consigli di scuola, strumento fantastico, dobbiamo usare gli strumenti che già abbiamo. Speriamo di poter investire su questo sogno. Ma qual e' l'architettura sulla quale si baserà questo sogno?

Educatrice. Tutto quello che ho sentito mi ha suscitato tante cose nella mi ronzano nella testa. Maggio 2012 era fortemente richiesto da noi, e ne sono contenta, perché io vedo intorno a me un mondo disgregato. Nessuno rispetta più l'altro, io credo che in questo momento sia quello di pensare al bambino con i suoi bisogni primari e la scuola lo deve insegnare. Per fare questo discorso, però deve cambiare la società, la città deve esse quella che era prima, una città di accoglienza e piena di valori. Ritorno alla semplicità, abbiamo perso i valori dei nonni, ad esempio, che venivano nelle scuole a parlare dei loro mestieri, della loro vita. Abbiamo le cose a portata di mano ma non le usiamo, siamo troppo digitalizzati.

Scaparro. Noi siamo la società , noi dobbiamo incominciare, anche a dare il buon esempio, se la città e' sporca, iniziamo a spazzare davanti a casa nostra. I bambini hanno una visione del mondo che noi abbiamo dimenticato. La disgregazione non e' del loro mondo. Noi stiamo lavorando per partire bene insieme.

Educatrice. Molto contenta dell'iniziativa. Apprezzavo di più come si lavorava fino a qualche hanno fa. Nelle nostre scuole la realtà e' cambiata tantissimo. Oggi qui siamo italiani, ma la realtà e' che dobbiamo affrontare molte etnie diverse. Abbiamo bisogno di supporto, di un equipe che ci aiuti in questo, anche nel supporto di famiglie che lavorano troppo.

Educatrice. Abbiamo parlato di interazione, di comunicazione. Io sono una doa. Mi chiedo, come fare. Un bambino che arriva alle 9 e mi vede, non sa chi io sono e io non so chi e' lui. Vorrei che questo ruolo fosse rivisto

Educatrice. Viviamo in una società che non rispetta il ruolo della donna come mamma e quindi non rispettai bambini. La fortuna di Milano è che le educatrici hanno continuato a sognare e ad avere passione.

Scaparro. Mettere l'infanzia al centro significa rivoluzionare tutto il mondo. Le resistenze che si incontrano,sono proprio queste. Se troviamo un supporto, come stiamo trovando in un amministrazione, dobbiamo crederci. Torniamo ai fondamentali.  Questo progetto non riguarda solo l educazione ma ogni settore, gli orari lavorativi. La difficoltà sarà oggettiva, ma iniziamo lo stesso

Carli. Si prepara alla vita ed alla società sporcandosi le mani. Pian piano la scuola. Ha cercato di farlo, ed e quello che stiamo facendo ora. Non abbiamo portato un piano organizzativo, ma siamo qui per dirvi sporchiamoci le mani tutti insiemi. I. Bambini stranieri saranno i veri milanesi di domani. Tema delle DOA. Ci stiamo lavorando. Siamo consapevoli del problema che il volto non da niente perché non e un volto conosciuto.  Risolvere questo problema lo stiamo facendo a livello amministrativo. Anche per questo chiediamo un vostro contributo.

Papà. Utopia. Oggi manca la consapevolezza di cosa significhi essere un genitore. Le educatrici sono le prima figure che un genitore incontra. Nessuno ci insegna ad essere genitore, così come non si insegnano le passioni. Questi incontri sarebbero utili e di aiuto anche per i futuri genitori, dovrebbero essere aperti a tutti.

Genitore il primo papà. Mi rivolgo alla signora struttura. Lo slancio dell'amministrazione e confortante. In altri incontri la sig.ra guida ha indicato i genitori come indispensabili. Le risorse non sono solo i soldi, questi sono solo un terzo. Le risorse sono anche umane, sono i genitori. Esistono tantissime associazioni che sarebbero solo felici di mettersi a disposizione per risolvere piccoli problemi. Le DOA e'un aspetto davvero impartente.

Funzionaria. Il migliore investimento del futuro sono i bambini, investire sul capitale umano, ma anche sugli adulti.  Siamo quasi tutte donne. La scuola deve tornare ad essere un posto dove poter vivere e stare bene.

Scaparro. Questione dei costi. Segnalare le persone che su questo sono più competenti. Ci sono economisti che ne parlano, come investimento. No c'è l'utopia e poi c'e la realtà. Lo stesso vale per la passione. Questi sono dei motori. Il progetto e' sempre un sogno.

Funzionario. Sottolineare una parola, corresponsabilità. Non deve esse dimenticata. Trovare un punto di incontro per rideterminare i ruoli per riprendere in mano la sensibilità del bambino, le fragilità delle famiglie. E' giunto il momento di far crescere consapevolezza alle famiglie e supportare anche le educatrici.  Ma anche ristrutturare le scuole e' importante.

Responsabile P.O. In questi anni complicati, ci siamo trovati ad affrontare questioni difficili su vari livelli, ho potuto considerare che questo impegno, dedizione e passione sia ancora presente. Il desiderio di mantenere questo aspetto vivo e forte e' rimasto. Non va stravolto il mondo, ma fare qualcosa parte a partire dal mio ruolo, dalla mia responsabilità nei confronti dei bambini, insieme alla famiglia.
La famiglia e le istituzione si devono poter parla in un registro di collaborazione ma con dei ruoli ben precisi. I genitori devo imparare ad ascoltare ed anche la scuola deve imparare ad ascoltare i genitori.

Consigliere di zona. Ho lasciato il servizio cinque anni fa, e le cose sono andate deteriorandosi per molti punti di vista, una per tutte la centralità del bambino. Molta burocrazia non ci permetteva di parlare più del bambino. E' un bel ritorno che spero che a cascata voglia dire rivista re tutto il sistema dei servizi educativi. Se i consigli di zona avessero un minimo di poter nei confronti dei servizi, si potere tornare a facilitare i problemi di manutenzione ad esempio. Questa e' la strada giusta.  Rivediamo anche la dignità della professione delle educatrici che e stata un po' mortificata

Educatrice nidi. La famiglia è una grande risorsa, ma ogni tanto se ne ha paura. Pieno rispetto della diversità dei ruoli. Pensiamo alla nostra identità.

Carli. Chiusura. Ringraziamenti.

 

 

 


Infanzia a Milano 2008-2011

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